venerdì 11 maggio 2012

Piazza Martiri Trapanesi

Quando il coraggioso Teseo si avventurò nel labirinto del Minotauro, non aveva idea di ciò che l’avrebbe atteso là dentro, tra quei meandri interminabili e quelle oscure gallerie.

La stessa cosa è accaduta a me questo pomeriggio, quando mi sono avventurato con la mia piccola Smartina dentro quel guazzabuglio incomprensibile della nuova Piazza Martiri D’Ungheria.

Chi si è occupato infatti di realizzare il progetto di quell’odioso insieme di viuzze strette e strettoie strampalate inaugurate proprio questa mattina a Trapani, evidentemente era pazzo o ubriaco.
Probabilmente entrambe le cose.

Impossibile descrivere qui la struttura esatta della viabilità, anche perché credo che uno strano sortilegio aleggi su quella specie di rotonda – che di rotonda ha ben poco – infatti ho dimenticato lo strano percorso che bisogna percorrere e vi assicuro non saprei ripeterlo alla stessa maniera una seconda volta.

Anche Pollicino, nonostante le briciole di pane o i sassolini, se abbandonato dai genitori a Piazza Martiri, non sarebbe stato in grado di ritrovare la strada di casa, figurarsi uno svampito come me!

Vi dico solo che la signorina che abita dentro il mio navigatore, quando l’ho attivato preso dal panico, mi ha semplicemente risposto: io di lì non ci passo, sbrigatela da solo!
Ma io, incurante di tutto e tutti, ormai ero dentro il labirinto infernale e dovevo riuscire a uscire di lì a tutti i costi. Vi assicuro che non ho ben capito se andavo controsenso oppure no, la sensazione era quella, pur seguendo la segnaletica. Quando ho oltrepassato, dopo innumerevoli peripezie quella titanica missione, mi sono dovuto fermare in Via Orti, ho posteggiato e sono sceso dall’auto completamente destabilizzato e confuso.
Dovevo recuperare la mia sanità mentale prima di potermi rimettere alla guida.
Ma confesso che non ci sono ancora riuscito completamente.

Voglio dare un consiglio all’amministrazione cittadina: ribattezzate “Piazza Martiri D’Ungheria”  in “Piazza Martiri Trapanesi” perché i veri martiri qui siamo noi, costretti ad attraversare giornalmente con l’auto questa strana accozzaglia di asfalto, marciapiedi, paletti, divieti e frecce.

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