30 novembre 2011
06 ottobre 2011
Allora:
Ci ho pensato un bel po’ e sono giunto alla soluzione definitiva per la riforma del sistema pensionistico italiano!!!
Pensiamoci bene: uno lavora tutta la vita per percepire lo stipendio.
Dunque guadagna, ma non può godersi la vita perché soggetto agli orari di lavoro.
Che so: c’è una bella giornata di sole, uno vorrebbe andare al mare ma non può.
E perché?
Perché deve andare a lavorare. Poi aspetta la domenica e – pluff! – ecco che arriva il diluvio universale. E addio mare.
Quando arriva l’età pensionabile invece, uno può fare tutto, viene pagato per restarsene a casa e godersi la vita.
Ma a settant’anni si è troppo anziani e acciaccati per andarsene al mare in un bel mercoledì di sole.
E allora ecco la mia proposta: INVERTIAMO TUTTO!!!
Al compimento dei 18 anni si inizierà dunque a percepire la pensione.
In questo modo non si lavora, si guadagna e si è abbastanza giovani e pimpanti per andarsene al mare o fare tutto quello che ci pare.
Una bella pensione dai 18 ai 65 anni.
Poi al compimento dei 65 anni invece si andrà a lavorare. E così fino alla fine dei propri giorni.
Tanto a quell’età uno non ha più voglia di far pazzie, come dicevo.
Inoltre gli anziani, com’è risaputo, dormono molto poco, dunque per loro non sarà affatto un problema alzarsi presto per andare a lavoro.
Qualcuno obietterà che a 70 anni uno non si può mica mettere a lavorare: la mente non è più lucida come un tempo e chissà quanti pasticci!
Oppure, pensiamo ai lavori manuali: uno a 80 anni, essendo pieno di acciacchi mica può fare il magazziniere o il muratore.
Ma faccio notare che:
1) dopo una vita di estremo relax, gli anziani sarebbero molto più pimpanti e pieni di energia;
2) Se proprio saranno doloranti o acciaccati… beh, allora in tal caso potranno mettersi in malattia! (malattia ovviamente pagata).
Qualcun altro obietterà anche che i fondi per le pensioni in questo modo si esauriranno presto.
Ma io controbatto anche questo punto:
Basterà aumentare gli stipendi!!!
Se infatti gli stipendi saranno più alti, anche i contributi versati lo saranno.
E ovviamente se aumentiamo gli stipendi, conseguentemente aumenteremo pure le pensioni.
Visto?
Ho previsto tutto!!!
Sono o non sono un perfetto economista? 
23 settembre 2011
22 agosto 2011
A volte hai la sensazione di muoverti su un equilibrio talmente precario e vivi nella consapevolezza che quel filo sottile sul quale cammini inesorabilmente si spezzerà.
E preghi che ciò non accada, e cerchi di godere fino in fondo ogni attimo traballante di quel poco che la vita ti sta offrendo.
E contemporaneamente ti chiedi cosa succederà dopo, quando ti troverai col sedere per terra.
Chi ti darà una mano ad alzarti?
Forse nessuno e dovrai farcela da solo.
O forse qualcuno è lì ma ancora non lo sai...
11 agosto 2011
Ore 6.00 A.M. di un caldo lunedì d’agosto.
Il nostro Favoloso ne ha le scatole piene di dover andare a lavorare con 38 gradi all’ombra e alzarsi come sempre prima del sole.
Le ferie sono vicine ma non abbastanza per farlo stare tranquillo e ogni pretesto è buono per aizzare il dobermann assassino che dorme dentro di lui, pronto ad azzannare il primo malcapitato coi suoi denti acuminati.
Per la strada ancor deserta, ecco apparire una tipica tu
rista del nord Italia coi suoi due valigioni in attesa del pullman per l’aeroporto.
Una turista, ci tengo a precisarlo, un po’ attempatella e dall’aria acidula.
La vacanza al sud è finita e si appresta a far ritorno nella sua città.
La vacanza al sud è finita.
Dunque può sputare veleno su tutto ciò che finora si è goduta, ovviamente.
E allora eccola lì, pronta ad urlare per la strada al primo passante in cui si imbatte:
“Ah questi siciliani, glieli raccomando signor mio! Sono tutti della stessa pasta! Entri nei negozi e le commesse non ti salutano, cammini per la strada, chiedi di passare e neppure si scansano. TUTTI MALEDUCATI!
Sa cosa le dico? Si sentono chissà chi, vestono tutti firmati e alla moda ma poi sono solo ignoranti e maleducati!
Delle bestie, delle bestie sono!”
Il dobermann dentro di me apre gli occhi, annusa l’aria di battaglia e decide che è giunto il momento di svegliarsi.
Dobermann: ”Grazie, signora!”
Turista Attempatella: “Come scusi?”
Dobermann: “No dico, grazie a parlar così dei siciliani.”
Turista Attempatella: “Perché, scusi?”
Dobermann: “Perché FORSE anche io sono siciliano.”
Turista Attempatella: “No, ma io non dicevo a lei, mi scusi, io parlavo in generale, lei si vede che è una persona a modo, NON SEMBRA NEPPURE SICILIANO”
Ahia, andiamo male.
Il dobermann si sta affilando i denti e inizia a ringhiare più forte
Dobermann ringhiante: “Ah, capisco. Signora, posso chiederle di dov’è?”
Turista Attempatella: “Milano, perché?”
A quel punto inizio a sbraitare rivolto allo stesso povero passante ormai vittima sacrificale di una battaglia in cui si trova coinvolto suo malgrado:
Dobermann: “Ah questi milanesi!
Si sentono i padroni del mondo, pensano che l’Italia sia soltanto loro. Poi però li incroci per la strada urlando frasi razziste e intolleranti alle sei del mattino!
Dei cafoni, dei cafoni intolleranti, sono!”
Poi mi giro verso di lei: “Ovviamente non mi riferivo certamente a lei, signora.
Lei si vede che è una persona a modo, NON SEMBRA NEPPURE MILANESE!”
E fu così che, mentre il Dobermann tornava ad accucciarsi quieto e soddisfatto dentro di me, la Turista Attempatella imparò a tenere i suoi discorsi intolleranti chiusi dentro la sua mente ristretta…
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